I punti d'interesse

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Sacra di San Michele
Sant'Ambrogio di Torino

L'abbazia di San Michele della Chiusa è il monumento simbolo del Piemonte e domina dalla cima del Monte Pirchiriano l’ingresso nella Valle di Susa. Venne fondata tra il 983 e il 987 ed è stata una delle più celebri abbazie benedettine dell'Italia settentrionale ed è tra i più grandi complessi architettonici di epoca romanica in Europa, posta lungo il cammino micaelico che da Mont St. Michel porta a S. Michele del Gargano.
La sua imponente costruzione, iniziata attorno ad una chiesetta tricora dedicata all'arcangelo Michele, venne edificata tra l'XI e il XIV secolo. Soggetta ad una progressiva decadenza, nel 1622 vide la soppressione della vita monastica tra le sue mura. L'abbazia, adibita anche a fortilizio, fu danneggiata nel 1691 dalle truppe francesi del Maresciallo Catinat. Solo nel 1836 l'antico monastero riprese le proprie funzioni religiose, con l'arrivo della comunità dei padri Rosminiani che ancora la occupano e custodiscono.
La Sacra di San Michele presenta elementi artistici ed architettonici unici, quali il Portale dello Zodiaco e lo scalone dei morti (XII sec.) e, all'esterno, il sepolcro dei monaci, mentre l'interno della chiesa abbaziale è impreziosito dalle sculture romaniche nell'area absidale e da numerosi affreschi del XV-XVI sec.
Il percorso di visita è arricchito periodicamente dall'apertura speciale della biblioteca, nata a partire dal 1836, anno di arrivo dei Padri Rosminiani sul Monte Pirchiriano, e del monastero vecchio, distrutto dalle truppe di Catinat sul finire del Seicento. La biblioteca ospita attualmente circa 8000 volumi, con testi a partire dal XVII secolo, ed è consultabile su richiesta. 
Alla sua storia si è ispirato Umberto nel suo capolavoro “il nome della rosa” 

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Abbazia Benedettina dei SS. Pietro e Andrea
Novalesa

L'abbazia di Novalesa venne fondata nel 726 dal patrizio merovingio Abbone, che la dotò di ricchissimi possedimenti. A causa della sua posizione strategica, Carlo Magno ne fece un avamposto privilegiato per l'avanzata dei Franchi verso l'Italia e ne accrebbe ulteriormente i possedimenti.
Proprio nell'epoca carolingia il monastero visse il periodo di maggior splendore, divenendo uno dei fari della diffusione della cultura europea.
Abbandonata tra il 906 e il 926 a causa delle scorrerie saracene, fu ricostruita a partire dal XII secolo da un gruppo di monaci provenienti dall'abbazia di Breme, fondata dalla comunità novalicense dopo la fuga dalla casa madre.
Nel 1646 ai pochi monaci Benedettini rimasti,  subentrarono i Cistercensi riformati di San Bernardo che ressero l'abbazia fino alla sua soppressione, decretata nel 1798 dal governo rivoluzionario francese. Nel 1818 vi rientrarono i Benedettini, che scesewro dall'Ospizio del Moncenisio, ma la loro presenza fu breve in quanto l'abbazia fu nuovamente soppressa a seguito delle leggi sabaude del 1855. Venduto all'asta, il complesso fu dapprima acquistato dal dottor Maffoni, che ne fece un centro di cure idroterapiche, quindi dal Convitto Umberto I che lo usò come residenza estiva. Infine, nel 1972 l'abbazia fu acquistata dalla Provincia di Torino, che l’affidò a una nuova comunità di monaci Benedettini proveniente da San Giorgio di Venezia, che risiede tutt'oggi nel monastero.

Cappella di Sant’Eldrado
Intorno al complesso vi sono 4 cappelle, la cui più importante – su una roccia che domina la Val Cenischia, è la piccola cappella, costruita nell’XI secolo su una presistente del IX secolo, dedicata a Sant’Eldrado, abate di Novalesa che governò l’Abbazia fino alla sua morte (intorno all’anno 840).
Ospita due straordinari cicli di affreschi, fra i più antichi entrambi di anonimo autore: uno dedicato a San Eldrado, raffigurante episodi della sua vita ed esaltandone le virtù di umiltà e dedizione ai poveri, ed un altro dedicato a San Nicola di Bari, rappresentato anche nel momento in cui, secondo la leggenda sulla sua vita miracolosa, rifiutò il seno materno per obbedire al precetto di penitenza della Chiesa romana.

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Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso
Buttigliera Alta

La Precettoria di S. Antonio di Ranverso si trova a ridosso della collina morenica tra la Valle di Susa e la Val Sangone. Il complesso ospedaliero sorse a partire dal 1188 per volere dei canonici dell’ordine di S. Antonio
di Vienne, i quali si dedicarono all’assistenza dei pellegrini sulla Via Francigena e alla cura dei malati di herpes zoster (fuoco di S. Antonio).
L’ente godette nei secoli della protezione dei Savoia e, alla soppressione dell’ordine ospedaliero antoniano - inglobato in quello di Malta nel 1775 - passò all’Ordine Mauriziano, cui ancora oggi appartiene.
L’attuale assetto è frutto di continui ampliamenti e modifiche nei secoli. 
La chiesa, terminata già a inizio del Duecento, fu rimaneggiata nel XV seolo con l’aggiunta di due navate laterali. Alla fine del medesimo secolo l’edificio, così come l’Ospedaletto, venne dotato di una facciata a ghimberghe e coronamento con pinnacoli in cotto per volere del priore commendatario Jean de Montchenu II. 
Il campanile gotico risale al XIV secolo. Tra gli elementi artistici di pregio, all’esterno si segnalano, oltre alle già citate ghimberghe in cotto, le chiavi di volta, i capitelli e le mensole variamente figurate presenti nel pronao. L’interno della chiesa fu affrescato con una prima campagna decorativa intorno al 1395 quando furono realizzate le scene della cappella della Maddalena. 
L’opera pittorica maggiore venne iniziata a partire dal 1406 da Giacomo Jaquerio, che ha lasciato la propria firma al di sotto dell’affresco raffigurante la Madonna in Trono sito nel presbiterio. Jaquerio fu attivo nella prima metà del Quattrocento ed è annoverato come il più importante promotore del gotico internazionale in Piemonte. 
Alla sua mano si devono il Cristo di Pietà e le Storie di S. Antonio abate sulla parete destra del presbiterio, la Madonna in Trono sulla parete sinistra, le Storie di San Biagio nella navata laterale destra. Vero e proprio capolavoro del maestro è il ciclo della Passione, affrescato nella sacrestia, nel quale Jaquerio unisce elementi del gotico fiorito ad espressioni di intenso realismo.
All’interno della chiesa è da segnalare anche il bellissimo Polittico della Natività con i SS. Rocco, Sebastiano, Antonio abate e Bernardino da Siena, realizzato nel 1531 dal Defendente Ferrari, cui fa da corredo una predella decorata con scene della vita di S. Antonio abate.

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Certose di Montebenedetto e di Banda
Villar Focchiardo

Intorno al 1200 i Certosini si trasferirono dalla certosa di Madonna della Losa presso Gravere a Montebenedetto, dove rimasero fino alla fine del XV secolo, quando a causa di una disastrosa alluvione, dovettero trasferirsi più a valle, presso la Grangia di Banda, la quale venne trasformata in monastero. Quest'ultima fu successivamente abbandonata a sua volta, a seguito del trasferimento della comunità dapprima ad Avigliana e poi a Collegno, avvenuta alla metà del Seicento.
La Certosa di Monte Benedetto, situata a 1160 m di altitudine, è l'unico esempio rimasto in Europa di "Certosa Primitiva", che conserva ancora la struttura di un monastero basso medievale. La chiesa della certosa ospita una mostra permanente che illustra il mondo certosino e la storia del complesso di Montebenedetto, mentre nelle immediate circostanze è stato realizzato un sentiero "autoguidato" con la descrizione dei vari edifici che facevano parte del monastero e dei quali, come già evidenziato, non rimangono che poche tracce. Il percorso comprende anche i resti della correria, la casa bassa, situata a circa trecento metri di distanza dal monastero e destinata alla residenza dei conversi. 
La Certosa di Montebenedetto è di proprietà della Regione Piemonte e affidata all'Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie. E' stata recentemente dotata di una foresteria autogestita, con circa venti posti letto.
A Banda, invece, i resti del complesso monastico sopravvivono nella cappella dell'attuale borgata, che presenta ancora tracce degli elementi architettonici tipici delle costruzioni certosine: la mancanza di un ingresso in facciata e la distinzione fisica dello spazio interno, suddiviso nell'area per i padri e in quella per i conversi. Restano anche alcune parti del chiostro, inglobate nel corso dei secoli da abitazioni private.  La chiesa è ancora attualmente consacrata ed è visitabile su richiesta.

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Cattedrale di San Giusto
Susa

La chiesa abbaziale di San Giusto di Susa, attuale cattedrale, venne consacrata il 18 ottobre 1027. Il 9 luglio 1029, Alrico, Vescovo di Asti, suo fratello Olderico Manfredi, marchese di Torino e la contessa Berta moglie di Manfredi, sottoscrissero l'atto di fondazione del monastero benedettino ad essa annesso.
L'edificio subì nel 1321 il rifacimento gotico dell'area absidale, mentre risalgono alla metà del Quattrocento i pinnacoli e le decorazioni in cotto del campanile.
Nel 1581 i monaci benedettini vennero sostituiti dai Canonici Regolari Agostiniani Lateranensi e due secoli più tardi, il 3 agosto 1772, papa Clemente XIV decretò l'erezione della Diocesi di Susa, di cui San Giusto divenne Cattedrale.
L'edificio conserva numerose tracce delle decorazioni ad affresco che si sono succedute nel tempo: all'esterno, sulla fiancata meridionale, sono visibili un interessante fregio romanico a monocromo e la lunetta con la crocifissione, risalenti al 1130 circa; sulla medesima facciata sono presenti anche altri affreschi, risalenti al XV secolo, tra cui un arcone decorato con raffigurazioni di profeti.
Nel transetto destro, è possibile vedere le trecentesche vele con raffigurazioni dei padri della chiesa, mentre all'interno del basamento del campanile si conserva un altro interessante ciclo pittorico romanico raffigurante un velario, un guerriero e alcune fiere.

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Convento di San Francesco
Susa

La chiesa e l'ex convento di San Francesco di Susa, edificati a partire dal secondo quarto del Duecento, presentano numerose testimonianze ad affresco. L'origine del convento è stata attribuita dalla tradizione allo stesso Francesco, ma questa lettura non è suffragata dai documenti. 
Secondo la leggenda, i primi Frati Minori, in compagnia del Santo, si fermarono nella Città di Susa, ospiti di Beatrice di Ginevra, moglie del Conte di Savoia Tommaso I. In tale occasione Francesco avrebbe donato alla nobildonna, in segno di accettazione di un terreno ove stabilire la propria comunità, una manica della povera tonaca; tale reliquia è oggi conservata nella chiesa dei Frati Minori Cappuccini ad Annecy, dopo essere stata ospitata per un lungo periodo nella Sainte Chapelle di Chambéry.
Il convento francescano di Susa acquisì ben presto un importante ruolo sia in campo religioso che civile ed ebbe la caratteristica di essere una fondazione "anomala", in quanto situato in una località posta all'interno dell'arco alpino e non a ridosso del medesimo, come era avvenuto per altre fondazioni dell'area. Soppresso in epoca napoleonica, esso fu riaffidato ai frati francescani nel 1899. Questi ultimi hanno lasciato definitivamente nel 2007 la casa segusina e l'ex convento svolge ora attività di accoglienza turistica.
All'interno della chiesa, la testata della navata destra ospita un ciclo pittorico del XV secolo raffigurante gli evangelisti e gli apostoli Pietro e Paolo, mentre la sala capitolare presenta un ciclo con santi e beati francescani databile al 1340-50, con una interessante raffigurazione di San Francesco che riceve le stigmate. Infine, nella sacrestia nuova sono visibili le figure della Vergine, della Maddalena e di S. Bernardo, ancora parzialmente sotto scialbo. Nella testata della navata sinistra, la cappella detta la cappella del Presepe, in origine dedicata ad usi funerari, presenta un ciclo affrescato di grande interesse, risalente alla metà del XIV secolo e recentemente riscoperto e restaurato, dedicato al tema della morte e della salvezza: particolarmente intense sono le raffigurazioni della crocifissione, e la cavalcata dei tre vivi e tre morti.
Nel chiostro maggiore, denominato di San Francesco, sono conservati antichi frammenti lapidei, tre epigrafi del Duecento, tre epigrafi del Trecento e due belle finestre in cotto quattrocentesche in stile gotico piemontese.
Sul lato del chiostro contiguo alla chiesa si ammirano inoltre frammenti, recentemente restaurati, di un affresco quattrocentesco rappresentante Sant'Anna, la Madonna, il Bambino e una figura maschile.